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PONTREMOLI – Il prestigioso New York Times con un suo servizio, dal titolo evocativo “Seven Places in Europe We Call Home” – “Sette luoghi in Europa che possiamo chiamare casa” – racconta delle meraviglie del vecchio continente attravereso sette luoghi: Londra, Parigi, Copenaghen, Sarajevo, Instanbul, Madrid, naturalmente. E la Lunigiana (che, anzi, apre la rassegna). Il che è meno scontato e a suo modo sorprendente.

Ma l’articolo, apparso sulla edizione on line del 12 maggi del NYT, e firmato da Ingrid K. Williams sorprende anche pera altre ragioni. L’intenzione del servizio è, chiaramente quella di illustrare ai lettori Usa i meravigliosi luoghi di cui è piena l’Europa e fra questi la Lunigiana. Finalmente la Terra della Luna trova in uno dei giornali più importanti del mondo, il giusto rilancio e la certificazione delle sue qualità, storiche e naturalistiche, sottovalutate per troppo tempo e che non danno la giusta dimensione di quel bacino di fascino di cui è foriera.

Però già a leggere il titolo ci si accorge che qualcosa non va: “Song of the Italian Sea” (La canzone del mare italiano) è quello scelto per raccontare la Lunigiana. Dove il mare non c’è. Nel pezzo, poi si parla di località di mare come San Terenzo, Lerici e Portovenere, accostate alla Lunigiana. Una commistione tra due aree sì comunicanti, con un grande numero di interazioni umane ed economiche, che è di certo storiograficamente corretta dato che i due territori fecero parte dei possedimenti della signoria dei Malaspina al tempo del massimo splendore, frammentatasi nel corso delle generazioni, sino a giungere all’attuale separazione, per giunta in due Regioni distinte.

Ma non lo è altrettanto per noi “contemporanei”: la Lunigiana è un’entroterra in territorio toscano. Dopo questo salto l’inviata ritorna in Lunigiana per apprezzare, ala trattoria da Emili, a Giuncano di Fosdinovo, le specialità tipiche della Lunigiana parlando di sgabei ed ovviamente dei testaroli. Che però definisce “crepelike“, ovverossia simili alle crepes, il che, forse, serve a rendere l’idea a un newyorkese, ma fa inorridire i gourmet nostrani. L’articolo termina con un elogio alla nostra cucina, affermando che proprio questa sia la vera arma segreta della Lunigiana sia la sua sorprendente tradizione culinaria. Nonostante qualche piccolo errore nella redazione dell’articolo, perdonabilissimi poiché commessi in totale buonafede, bisogna sottolineare che questa terra sta iniziando a rintracciare riscontri positivi, sta iniziando ad essere conosciuta ed apprezzata per la sua autenticità e la sua semplicità, tratti fondamentali per coloro che cercano un territorio a misura d’uomo, più lento e lontano dai ritmi sfrenati delle aree metropolitane, un luogo immerso in una bolla temporale dove storia, tradizione ed ambiente si fondono per creare un ambiente unico. La Lunigiana da questa recensione ne esce rafforzata, rinvigorita e con un’appeal tutto nuovo, volendo gridare al mondo la sua esistenza.

Fonte: http://iltirreno.gelocal.it/